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47 meters down – uncaged

47 Meters Down: Uncaged (2019) Titles: 47 Metri - Uncaged Countries: Australia, Canada, France, Italy, Japan, United Kingdom, United States Languages: English Photo by Entertainment Studios - ? Entertainment Studios

Il rapporto burrascoso tra due sorellastre viene risanato grazie allo squalo ipovedente di un’antica città Maya sommersa

PG-13 | 1h 30min | Adventure, Drama, Horror | 1 July 2020 (Italy)

47 Metri - Uncaged (2019) on IMDb
47 Meters Down: Uncaged (2019) Titles: 47 Metri - Uncaged Countries: Australia, Canada, France, Italy, Japan, United Kingdom, United States Languages: English Photo by Entertainment Studios - ? Entertainment Studios
Titolo: 47 Meters Down: Uncaged (2019)
Photo by Entertainment Studios – ? Entertainment Studios

Regista: Johannes Roberts
Stars: Sophie Nàlisse, Corinne Foxx, Brianne Tju

47 Meters Down – Uncaged

Mia e Sasha sono le sorellastre di una famiglia interrazziale trasferitasi da poco nello Yucatan e hanno solo due certezze nella vita: che si odiano e che nessun compenso potrà mai ripagare l’imbarazzo che la loro performance costerà a se stesse e al mondo del cinema.
Ma entriamo nel vivo della trama.

Mia è un’adolescente bullizzata dalle perfide compagne di scuola a causa della sua timidezza e da quello che il regista vorrebbe tinteggiare come un carattere nerd. In realtà la ragazzina si limita ad elencare con sguardo catatonico alcune nozioni prese da wikipedia: insomma, Alexa, ma con meno verve.
Sasha è la sorellastra maggiore, nera, bella, e col ritmo nel sangue. È piena di amiche e quando vede Mia in difficoltà, vittima delle stronzette della scuola, reagisce più o meno così:

Il padre (John Corbett) non è contento della situazione e continua a chiedersi cosa sia andato storto dopo il successo da protagonista de Il mio grosso grasso matrimonio greco se è finito a fare la semicomparsa che muore male in questo film del cazzo. Il poveruomo ha tuttavia un impiego di tutto rispetto: l’archeologo subacqueo, alle prese con una meravigliosa città Maya sommersa dalle calde acque caraibiche. Roba che Lara Croft si sta ancora contorcendo nelle lame trappola, dove si è lanciata volontariamente.
Andiamo avanti.

Quella che doveva essere una giornata di vacanza in barca per riappacificare gli animi delle sorellastre si trasforma in una sempreverde bigiata tra teenager. Le scanzonate amiche di Sasha convincono le ragazze a seguirle in un tour subacqueo clandestino nella città sommersa, che porterà quasi tutte a morti atroci e sofferenti. Non sto parlando dell’aneurisma cerebrale che può coglierti alla vista di sculture a tuttotondo in stile simil greco/romano in una città precolombiana, bensì all’animale mostruoso preferito dai cineasti horror dopo il carlino e lo sphynx: il pescecane. La meravigliosa città Maya, infatti, oltre a contenere artefatti in polistirolo e cartapesta di dubbio gusto ospita una famiglia di grandi squali non vedenti e assetati di sangue. La situazione precipita velocemente: frana l’ingresso e il gruppo di ragazze deve trovare una via di fuga alternativa mentre la riserva di ossigeno cala rapidamente. La tensione è talmente palpabile che il viso di una delle protagoniste viene attraversato da un movimento muscolare, mentre si consumano le prime carneficine (i sacrificabili colleghi sub-archeologi del padre). Gli eventi prendono una nuova piega quando le due protagoniste riabbracciano finalmente il padre, che con piglio sicuro le porta verso una via di fuga alternativa, ma proprio mentre sta dicendo a tutte di stare calm…

Oh, cazzo. Addio John Corbett, insegna agli angeli a celebrare matrimoni ad alto tasso di colesterolo. Muore anche la prima amica sacrificabile, dilaniata da ben due pescecani insaziabili e amanti delle protesi in silicone. La situazione sembra perduta. Strilli, pianti, cenni di isteria.
Nonostante tutto la speranza non è perduta, perché superate delle correnti marine generate da minipimer invisibili c’è il mare aperto e, forse, la salvezza. Tentar non nuoce, tranne all’ultima amica sopravvissuta, che muore annegata in una performance così struggente da ricordare Anna Magnani in Roma città aperta. Addio anche a te, giovane promessa del cinema americano di cui non ricordo il nome.

A venti minuti dalla fine sono rimaste in vita solo le due protagoniste. È tempo di fare pace e di stringere un caldo patto di sorellanza. Anche perché le amiche di Sasha sono tutte morte e non ha più senso essere schizzinose nei rapporti sociali.
Grazie a riprese senza luce e a un montaggio schizofrenico le tapine arrivano in mare aperto in un modo che non saprei raccontarvi, ma il loro entusiasmo viene smorzato da grandi scogliere a picco difficili da scalare e dalla totale assenza di spiagge. Per fortuna avvistano un’imbarcazione non troppo lontana, a cui si avvicinano con lunghe bracciate e cinguettando mugolii di entusiasmo irritanti quanto ingenui. Infatti non si tratta dello yacht di Massimo D’Alema e neanche della moto d’acqua della polizia con a bordo il figlio di Matteo Salvini, bensì di un’imbarcazione turistica per l’osservazione degli squali. Che sta gettando secchiate di sangue proprio nella loro direzione.

Siamo all’epilogo. Allo scontro feroce tra la timida Mia e i grandi predatori del mare. La catatonica biondina è pronta a qualsiasi azione pur di proteggere la sorellona e si lancia in azioni di indomito coraggio per colei che faceva finta di non conoscerla nel cortile della scuola solo 40 minuti prima.
In questi ultimi 10 minuti accadono in sequenza mille cose bellissime. Il pescecane che addenta Sasha. Mia che spara al pescecane. Mia che viene addentata a sua volta. Mia che uccide il pescecane con un dente di squalo fossilizzato che teneva in tasca. Arya Stark, se ti fischiano le orecchie non è solo il mal di mare.
Tuttavia, un’immagine più di tutte sintetizza questi ultimi 10 minuti. L’esatto istante in cui Mia preme il grilletto per sparare allo squalo. La mimica del viso, la fotografia e l’inquadratura lavorano in sincrono per assicurare alla sfortunata protagonista una carriera di sicuro successo.
Come rider, per Deliveroo.

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